Lavoro come psicologo selettore da quindici anni, prima per commissioni delle Forze Armate, ora come consulente di Accademia Virtus. Statisticamente, vedo i candidati commettere sempre gli stessi cinque errori. Eccoli, in ordine di frequenza.
1. Rispondere ‘da bravo soldato’ all’MMPI
L’MMPI-2 ha scale di validità che individuano chi cerca di apparire ‘troppo perfetto’. Negare ogni piccola debolezza umana — non essersi mai arrabbiato, non aver mai litigato, non aver mai bevuto in eccesso — fa scattare la scala L (Lie) e il profilo viene scartato come non interpretabile.
2. Recitare al colloquio
Il selettore ha davanti il tuo profilo MMPI. Se nei test sei venuto fuori come una persona introversa e al colloquio reciti l’estroverso pieno di spirito, l’incoerenza è evidente. Meglio essere autentici — anche con qualche fragilità — che fingere un personaggio che non sei.
3. Motivazioni ‘epiche’ senza sostanza
‘Voglio servire la patria’ detto senza nessun aggancio biografico concreto suona vuoto. Meglio una motivazione meno solenne ma autentica: un familiare militare, un’esperienza che ti ha portato lì, anche solo la prospettiva di stabilità economica. La concretezza vince sull’astrattezza.
4. Mentire su uso di sostanze
Un uso occasionale di cannabis a 18 anni, dichiarato come fatto remoto e concluso, è quasi sempre tollerato. Lo stesso uso negato e poi scoperto in fase di visita medica diventa esclusione automatica per mendacio. La verità è quasi sempre più tollerata della menzogna.
5. Non prepararsi affatto
L’errore più diffuso. ‘Tanto basta essere se stessi’ è uno slogan, non una strategia. I test e i colloqui hanno regole, dinamiche, trappole tipiche. Svolgere 1-2 simulazioni con un selettore prima del concorso riduce drasticamente l’errore da inesperienza.